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Pantelleria

Crocevia di popoli, cuore verde del Mediterraneo

Territorio

L’isola di Pantelleria, dall’arabo “Bent-el-Riah” ovvero “Figlia del Vento”, è una delle più suggestive del Mediterraneo, è di origine vulcanica e situata nel canale di Sicilia tra l’Europa e l’Africa,  è più vicina alla Tunisia (70 km) di quanto lo sia alla Sicilia (102 km).

Ciò che salta subito agli occhi è la particolarità del paesaggio agrario: il territorio è segnato sin dai tempi più antichi da un’infinità di muretti a secco (ne sono stati catalogati 12.000 km) che avevano la funzione di contenere il terreno e di guadagnare delle lingue di terra pianeggianti dove poter coltivare la vite. Due altri elementi architettonici integrano il paesaggio naturale senza deturparlo, anzi arricchendolo con la creatività dell’uomo: i giardini arabo/panteschi, grandi torrioni circolari di pietre murate a secco, costruiti per proteggere uno o due alberi di agrumi dal vento, e i dammusi, le case tradizionali, modeste e ben integrate nel paesaggio.

Visitando l’isola, si passa da paesaggi sulla costa lunari, neri, aspri, inquietanti e violenti, a verdi vallate e colline (valle di Monastero, vallata di Ghirlanda, Mueggen, Barone), disseminate da frutteti, vigneti o fiori di campo dai mille colori, alla verde Montagna Grande, che domina l’isola con la sua foresta dai suoi 836m di altezza. Lungo la costa, l’incredibile trasparenza dell’acqua e i suoi riflessi provocano vere e proprie sensazioni di euforia, contornati da rocce imponenti, sculture naturali, pareti intagliate come merletti preziosi. Nell’interno paesaggi dolomitici come sulla Montagna Grande, Monte Gibele e Cuddia Attalora, in cui si dimentica di essere a due passi dal Sahara, e circondati da pinete, lecci, muschi e felci, si perde la cognizione del tempo e dello spazio. Infine, nascosto in una conca di montagne, l’isola nasconde gelosamente il suo gioiello più prezioso: il Lago di Venere, improvviso, inatteso e incredibile con le sue tinte azzurre e turchesi…forse il fascino di Pantelleria sta proprio qui, in questi mille contrasti in un territorio di appena 83 kmq!

Clima e geologia

Il clima è tipicamente mediterraneo con estati calde ed inverni miti e ventosi. Scarsa la pioggia, appena 500 mm annui e circa 5 mesi estivi con rarissima pioggia, che obbligano a scegliere colture e tecniche colturali adatte a questo tipo di condizioni estreme.

Il suolo è generalmente sabbioso, sciolto, di origine vulcanica, con pH da 6,5 a 7, poveri di azoto e di materia organica ma ricchi di minerali.
Della sua origine vulcanica Pantelleria mostra segni evidenti: numerose sorgenti termali si ritrovano lungo la costa e al Lago di Venere, inoltre sono presenti piccoli geyser e fenomeni vulcanici secondari in varie zone, come il “Bagno Asciutto”, una vera e propria sauna in una grotta naturale.

L’isola non ha fonti di acqua dolce, ma da millenni l’uomo si è organizzato a sopravvivere qui raccogliendo l’acqua piovana dai tetti e dalle terrazze delle case, facendo condensare i vapori vulcanici o scavando delle “buvire”, pozzi di acqua salmastra vicino al mare.

Breve storia dell’isola

Crocevia di popoli, Pantelleria ha subito le influenze e le dominazioni di una lunga serie di popoli. Le prime tracce umane risalgono al tardo neolitico, ma è all’età del bronzo che risalgono i Sesi, maestosi monumenti funerari, e i resti di un villaggio fortificato dei cosiddetti “Sesioti”. I sesioti scomparvero misteriosamente dopo quattro secoli, probabilmente attaccati dagli stessi “popoli del mare” che segnarono la caduta della civiltà micenea e cretese. Seguirono molti secoli di silenzio, finché i Cartaginesi a partire dal IX secolo a.C. cominciarono a frequentare l’isola reintroducendo l’agricoltura e la coltivazione della vite ad alberello. Gli scambi commerciali con la vicina Cartagine erano molto intensi e in questo periodo Pantelleria era una piccola città-stato che coniava moneta raffigurante la dea Tanit, in questo periodo fu inoltre strutturato il porto e costruita l’acropoli di San Marco, ancora oggi visitabile. A seguito delle famose guerre puniche, nel 217 a.C. l’isola fu occupata dai Romani, che incrementarono la coltura della vite, e la colonizzazione agricola dell’isola. Alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il Mediterraneo era conteso tra i Vandali e la parte Orientale dell’Impero, questo periodo di instabilità fu sconvolto ancor di più quando a est una nuova fiamma incendiò il mondo con una rapida corsa verso ovest: l’Islam. Dall’835 al 1087 l’isola seguì le sorti della Sicilia, del Nord Africa e della Spagna e fu colonizzata dagli Arabi: le tracce del loro passaggio sono chiaramente tangibili in aspetti quali la toponomastica, le coltivazioni, la gastronomia, i giardini e l’architettura delle tradizionali abitazioni rurali chiamate “dammusi”: le caratteristiche costruzioni con tetto a cupola e spessi muri di pietra sono un patrimonio unico di Pantelleria. L’agricoltura divenne la risorsa principale e si affermò definitivamente la cultura dei capperi e dell’uva zibibbo, in questo caso usata in cucina anziché per fare vino. Seguirono ancora le imprese dei normanni di Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla, che riportarono la Sicilia nell’orbita cristiana, e poi per successioni dinastiche fu il turno degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi e dei Borboni, fino a quando, nel 1860, l’isola fu annessa al Regno d’Italia da Giuseppe Garibaldi. Eccetto forse per i Vandali, di ognuno di questi popoli si possono ritrovare ancora oggi a Pantelleria monumenti, rovine, eredità nella lingua, nell’architettura e nella cultura popolare: uno splendido scrigno dei tanti popoli che si sono affacciati sul Mediterraneo.