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La Cantina

D’Ancona

Una piccola cantina dalle radici profonde

La Storia

La Cantina D’Ancona è una piccola azienda a carattere familiare, che affonda le radici nella lunga storia di Pantelleria. La famiglia D’Ancona raggiunse l’isola nel XV secolo durante il regno degli Aragonesi, e da allora è legata a questa terra.

La storia della Cantina ebbe invece inizio più di cento anni fa, quando Salvatore D’Ancona, già enologo negli anni ’20 del secolo scorso e professore all’Istituto di Agraria allora presente nell’isola, decise di abbandonare l’insegnamento per dedicarsi a tempo pieno alla gestione dei suoi terreni e alla produzione di vino. La sua prima cantina nacque in località Margana, ma negli anni ’30, in piena epoca fascista, fu obbligato a trasferirla in contrada Sciuveki a seguito dei vasti espropri che il regime aveva intrapreso per la costruzione dell’aeroporto militare.

Salvatore spediva già il Passito e l’uva passa con velieri e motovelieri dell’epoca, raggiungendo i principali porti italiani. Il Passito veniva già imbottigliato ed etichettato con raffinatezza, cosa rarissima all’epoca.

Lo Sviluppo

Alla morte di Salvatore, continuò il figlio Antonio, Totò per gli amici, che rientra a Pantelleria nel 1963 dopo una lunga permanenza a Tripoli, portando con sé la moglie Angela e i suoi 5 figli. Molto riservato e refrattario a qualsiasi forma di presenzialismo, era comunque conosciuto nell’ambiente come un professionista influente ed esperto. La sua particolare cura e attenzione per la produzione dei vini nasceva già in vigna: ancora oggi in molti ricordano con ammirazione e nostalgia i consigli e le direttive che era solito dare per ottenere uve della migliore qualità.

Totò decise di spostare la cantina nella sua collocazione attuale in località Cimillìa, all’interno di un antico dammuso di proprietà della moglie Angela, e si dimostrò subito un innovatore e un precursore di quello che oggi è chiamato “turismo enogastronomico”: introduce l’uso delle vasche di cemento, dà il via alla vendita per corrispondenza e ospita nella sua cantina tantissimi visitatori di passaggio cui fa degustare i propri vini, offerti con semplicità ma come dono prezioso, come opera d’arte costata fatica e sudore. All’esterno del vecchio dammuso Totò apre un grande piazzale dove stendere l’uva per l’appassimento, restaura un antico giardino arabo e con lungimiranza pianta un bosco di pini, cipressi ed eucalipti che ancora oggi ombreggia nelle calde giornate estive.

Il Nuovo Millennio

Alla sua morte nel 1987 sono i 5 figli a continuare l’opera del padre, ma l’Azienda entra in una lunga e critica fase di transizione generazionale, finché nel 2022, la gestione rimane esclusivamente a Caterina, che dopo una carriera di insegnante di francese a Pisa, decide di iscriversi nuovamente all’università per una laurea in enologia e di ritornare sulla sua isola. Caterina è supportata adesso anche dal figlio Lorenzo, che dopo gli studi in ingegneria e alcuni anni nel settore automotive, ha cambiato la direzione della sua carriera facendo una lunga esperienza di 7 anni in Borgogna ottenendo un master in Wine Business e lavorando per una rinomata cantina locale,  avvicinandosi infine a Pantelleria e alla cantina di famiglia.

Inizia quindi una fase importante di rilancio in cui si è sta provvedendo alla ristrutturazione e all’ammodernamento della cantina, alla riorganizzazione dei prodotti, al recupero dei terreni e a dare nuovo impulso all’attività di accoglienza durante l’estate, con degustazioni, organizzazione di serate e altre iniziative culturali.

La sfida è adesso quella di accompagnare l’azienda in un mondo sempre più globale e in veloce mutamento senza comprometterne l’identità e l’integrità, affrontando i cambiamenti climatici e socio-economici che affliggono l’agricoltura di Pantelleria, e facendo la propria parte per preservare l’estrema bellezza di quest’isola: il cuore verde del Mediterraneo.